28-7-3 - Edizioni Parva

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Naturale e soprannaturale
(da Guarire l'anima per curare anche il corpo)
Tutta la creazione è un atto d’amore di Dio, e come tale “vive” di Lui, porta impresso il suo sigillo, la sua impronta divina. Sono tante le pagine della Sacra Scrittura in cui tutte le creature sono intese come esseri viventi, ed esultanti di gioia glorificano il Creatore. Dice il Cantico di Daniele: “Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli”. Quindi invita le varie creature, ad una ad una: “Benedite, angeli del Signore, il Signore, benedite, cieli, il Signore… acque tutte, che siete sopra i cieli, potenze tutte del Signore, sole e luna, stelle del cielo, piogge e rugiade, venti tutti, fuoco e calore, freddo e caldo, rugiada e brina, gelo e freddo, ghiacci e nevi, notti e giorni, luce e tenebre, folgori e nubi… Benedica la terra il Signore... Benedite, monti e colline, il Signore… Benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore… Benedite, sorgenti, il Signore… Benedite, mari e fiumi, il Signore… Benedite, mostri marini e quanto si muove nell'acqua, il Signore… Benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore… Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore… Benedite, figli dell’uomo, il Signore...” (Dn 3, 57-82)
In questo stupendo inno di lode, tutta la creazione è invitata a “benedire” con esultanza il suo Creatore, come se tutti gli esseri creati, e non soltanto gli uomini, ma anche le creature inanimate avessero una coscienza propria. Come se non soltanto gli animali e le piante avessero una vita propria, ma anche i monti e i fiumi, il caldo e il freddo, il sole e le stelle, fossero “capaci” di benedire, lodare ed esaltare il Signore. E addirittura nei secoli.
Anche il Salmo 98 invita la terra tutta e gli uomini con essa a cantare e a danzare di gioia, applaudendo all’amore di Dio, garanzia di giustizia:
“Acclami al Signore tutta la terra,
gridate, esultate con canti di gioia.
Cantate inni al Signore con l'arpa,
con l'arpa e con suono melodioso;
con la tromba e al suono del corno
acclamate davanti al re, il Signore.
Frema il mare e quanto racchiude,
il mondo e i suoi abitanti.
I fiumi battano le mani,
esultino insieme le montagne
davanti al Signore che viene,
che viene a giudicare la terra.
Giudicherà il mondo con giustizia
e i popoli con rettitudine.”
E ancora il Salmo 148, la Lode cosmica, canta questa festa gioiosa della creazione tutta, questa lode incessante del creato al suo Creatore:
“Lodate il Signore dai cieli,
lodatelo nell'alto dei cieli.
Lodatelo, voi tutti, suoi angeli,
lodatelo, voi tutte, sue schiere.
Lodatelo, sole e luna,
lodatelo, voi tutte, fulgide stelle.
Lodatelo, cieli dei cieli,
voi acque al di sopra dei cieli.
Lodino tutti il nome del Signore,
perché egli disse e furono creati.
Li ha stabiliti per sempre,
ha posto una legge che non passa
Lodate il Signore dalla terra,
mostri marini e voi tutti abissi,
fuoco e grandine, neve e nebbia,
vento di bufera che obbedisce alla sua parola,
monti e voi tutte, colline,
alberi da frutto e tutti voi, cedri,
 voi fiere e tutte le bestie,
rettili e uccelli alati.
I re della terra e i popoli tutti,
i governanti e i giudici della terra,
i giovani e le fanciulle,
i vecchi insieme ai bambini
lodino il nome del Signore:
perché solo il suo nome è sublime,
la sua gloria risplende sulla terra e nei cieli”.
La “legge che non passa” è questa amorevole provvidenza divina che impronta di Sé e conserva tutto il creato secondo un amore imperscrutabile, in una incessante attualizzazione delle potenzialità di ogni essere e in una tensione continua verso Dio.
Tutto ciò che esiste è stato voluto da Dio per amore, progettato e creato da Dio per amore, perciò tutto il creato porta in sé l’impronta divina, tutto è sacro, tutto “vive”, perché è nato dall’amore di Dio. Tutti gli esseri, anche quelli che noi definiamo “inanimati”, per il solo fatto che sono stati creati da Dio partecipano “naturalmente” di Dio.
Questi Salmi sono una esaltazione sublime della vita e dell’esistenza, che riconosce una dignità divina ad ogni creatura.
E questo non nel senso di un animismo primitivo o di un panteismo pagano. La presenza misteriosa del Creatore in ogni sua creatura è “vita”; la manifestazione della sapienza e della provvidenza divina in ogni essere creato, animato e inanimato, lo rende sacro. Dio è in tutte le creature, ma ciò si compirà perfettamente alla fine dei tempi, come dice san Paolo:“L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. (1Cor 15,26-28)
Dice ancora san Paolo: “La creazione attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.” (Rm 8, 19-23).
La creazione non è soltanto una cornice scenografica, un ambiente anonimo, un luogo in cui collocare l’umanità. Il creato “vive” perché è stato voluto e pensato da Dio (anche, ma non soltanto, io credo, per gli uomini), ed è sacro perché manifesta la grandezza di Dio.
Tutta la creazione, coinvolta nella vita dell’uomo, anch’essa ferita dal suo peccato e trascinata nella sua caduta, addirittura “soffre” come l’uomo, e come lui attende la trasfigurazione. Io credo che anche la creazione e la vita del mondo siano un mistero insondabile per la mente dell’uomo, e che il solo pensarci metta le vertigini, ma mi pare anche evidente che naturale e soprannaturale si compenetrano, pur conservando una loro distinta peculiarità. Perciò non solo la creazione non è affatto estranea e impermeabile alla vita dell’uomo, ma anch’essa manifesta una sua grandezza che rivela la sapienza, la potenza e l’amore di Dio.
Dio ha creato il mondo e l’umanità per amore, soltanto per amore, e soltanto per amore continua a reggere l’universo e sostiene in vita ogni essere e ogni uomo come fosse l’unico.
Il Salmo 147 dice che non solo “il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite”, che cioè ama infinitamente e maternamente gli uomini, ma che anche “ conta il numero delle stelle e chiama ciascuna per nome”. L’amore divino anima e “collega” incessantemente tutto il creato. È un amore smisurato, quello con cui Dio ci ha creati e ci ama; un amore incomprensibile a cui non abbiamo alcun diritto, che ci viene profuso gratuitamente. Un amore che sacralizza tutto il creato e ha l’onnipotenza di divinizzare la nostra natura umana. È quel “soprannaturale” di cui facciamo esperienza continua, perché ininterrottamente questo amore gratuito di Dio avvolge tutto e tutti, compenetra misteriosamente l’universo e ogni uomo. Ma troppo spesso noi non ci pensiamo, perché lo scambiamo come dimensione “naturale” della vita, e la diamo per scontata, in un certo senso perfino dovuta.


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