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SALVE SANCTA PARENS
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Don Luigi Bosio contempla la Vergine Maria

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CENNI DI VITA

Santuario
del Cristo sofferente

Monsignor Luigi BosioDon Luigi Bosio nacque ad Avesa (Vr) il 10 aprile 1909. Ordinato Sacerdote il 1 novembre 1931, fu vicario parrocchiale a Legnago, poi parroco a Presina, e successivamente parroco a Belfiore d'Adige, che egli teneramente chiamava "la sua Gerusalemme", dove realizzò la nuova chiesa parrocchiale, curandone la struttura e la disposizione interna in ogni particolare, al fine di integrare lo spazio liturgico nel tempo sacro delle celebrazioni.
Nel 1970 venne nominato Canonico della Cattedrale di Verona, dove donò tutto se stesso nel Sacramento della Riconciliazione e nella direzione spirituale, rivelando il carisma del discernimento degli spiriti.
Affinò la sua sensibilità spirituale con la preghiera e col silenzio, nutrendosi della Parola di Dio, in uno studio assiduo della Sacra Scrittura, dei Testi dei Padri e del Magistero della Chiesa, di cui si sentiva devotissimo figlio.
Fervente ministro della Liturgia Eucaristica, maestro competente e appassionato del Canto Gregoriano, offrì tutta la sua esistenza come celebrante del Sacerdozio di Cristo nella Liturgia, nell'austerità di uno spirito monastico improntato alla rinuncia e all'obbedienza, alla carità e alla comprensione dei problemi e dei sentimenti di tutti. Soprattutto, accettò di celebrare quella "liturgia della sofferenza" che lo consacrò umile Servo di Jahvè.
Fu chiamato alla liturgia del Cielo il 27 gennaio 1994.
Il giorno dopo veniva inaugurata a El Salvador, in Centro America, l'Opera del francescano p. Vito Guarato in favore dei bambini invalidi e abbandonati, che don Luigi aveva voluto e sostenuto con cuore ardente. Era stato proprio lui a ispirare la forma a ostensorio della struttura: la cappella centrale ottogonale, che rappresenta le Beatitudini ed è dedicata al
Cristo sofferente, e i sette padiglioni dell'ospedale intitolati alle Opere di misericordia corporale.


Santissimo Corpo e Sangue del Signore
Gen 14,18-20:
Melchisedech, re di Salem, offre pane e vino, invocando sui commensali la benedizione del Signore.

1Cor 11,23-26:
La cena del Signore, celebrata nell’attenzione ai fratelli più bisognosi.

Lc 9,11b-17:
inque pani e due pesci diventano segno di condivisione e anticipazione profetica dell’Eucaristia.

 

Divina Eucaristia, che cosa sei? Chi sei? Nell'antifona, canto di inizio: “Cibavit nos ex adipe frumenti et de petra melle. Melle saturavit nos ». Potrei anche fare la mia domanda così: Che cosa sei? ma è più esatto se dico: Chi sei? Chi sei, o divina Eucaristia? Che cosa sei? Fior di frumento e miele stillato dalla roccia. Fior di frumento. Che cos’è l’Eucarestia? Fior di frumento. Frumento in fiore. Frumento in amore irrigato da pioggia di Sangue.
Il chicco di grano caduto in terra, irrigato da una pioggia di Sangue. Il chicco di grano caduto in terra, irrigato da una pioggia di Sangue, poi macinato e cotto nelle fiamme ardenti del roveto della Pentecoste. Il fuoco della Pentecoste. Questa è la divina Eucarestia. Miele scaturito dalla roccia: perché? Uno dei soldati dà un colpo sulla Pietra, la spacca ed incominciano ad uscire acqua e sangue. È questo il miele della roccia, il Petto santissimo di Cristo crocifisso. Chiarissimo, anche questo mistero.
San Bonaventura, nella “Vita di Francesco d’Assisi”, dice: “Ubi magistralis scientia foris stat, affectus intrat amantis”. Dove la scienza magistrale, la grande scienza, sta fuori, “foris stat” (uno può sapere tutte le cose del mondo e non capire nulla di questo Mistero) “affectus amantis intrat”: l’affetto di chi ama, di chi è innamorato di Cristo Signore, entra: entra nel Mistero. “Ubi magistralis scientia foris stat, affectus amantis intrat”.
Divina Eucarestia! È l’assioma della Fede. Assioma della Fede, l’assoluto della Fede. Nella Liturgia eterna, l’assoluto della Fede diventa visione: è la Beata Trinità; nella Liturgia che celebriamo sulla terra, per divina misericordia, l’Eucarestia è l’assioma della Fede. Cos’è la Fede? Guardate l’Eucarestia, vedete la Fede. È la visione della Fede. “Visio fidei”, l’Eucarestia. Secondo l’etimologia greca, se traduco, la parola assioma vuol dire “dignità”. Quanto è sublime la nostra Fede! La dignità della nostra Fede, specialmente nel Mistero eucaristico. Che vertice, che vertigine! Frumento. Frammento. Sacramento: è lo stesso. Questo frumento, anche in un frammento, porta nascosto l’Essere sconfinato. Dal nulla di questo frammento all’Infinità: una specie di sconvolgimento o di puro soverchiamento. Non c’è che da cadere in ginocchio.
Si dice che san Tommaso d’Aquino si dice che avanzava nei suoi studi in una densità di silenzio. E quando aveva qualche difficoltà, sapete che cosa faceva? In ginocchio davanti all’altare. Ma se la difficoltà era grave, per trovare una soluzione… angelica, purissima, il Dottore Angelico saliva sulla mensa dell’altare, apriva il tabernacolo,vi metteva dentro la testa e non la ritraeva finché non aveva ricevuto una luce sufficiente, abbondante, per distendere poi sui libri la sua dottrina angelica. Ho detto: non c’è che da cadere in ginocchio.
Ti amo, Ti adoro, in umilissimo ringraziamento.
Sant’Agostino: “Esperti dicite inexpertis”. Voi che avete felicemente l’esperienza della divina Eucarestia, ditelo a coloro che non hanno questa esperienza. “Experti vos feliciter, dicite inexpertis, ut ipsi sint felicissimi in hac experientia”. Se il mondo si accorgerà della divina Eucarestia in mezzo a noi, vedrete i monasteri colmi di contemplativi e di estatici e vedrete le vie e le piazze agitate e tumultuose delle nostre città essere percorse da moltitudini di santi.
Credetemi! No, credete a Lui!

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